COME STRONGFIRST COMBAT FONDE I KETTLEBELL HARD STYLE E LE ARTI MARZIALI

Di Emily Bearden, SFG II, SFL

In qualità di fighter professionista di Muay Thai, ero eccitata di partecipare al nuovo corso di StrongFirst: StrongFirst Combat. Nient’altro mi ha mai dato la fiducia in me stessa e la percezione di me che ho guadagnato mediante l’allenamento per essere un fighter.

In qualità di fighter professionista di Muay Thai e praticante avida di kettlebell, mi sono eccitata e incuriosita nel vedere l’annuncio del nuovo corso di StrongFirst: StrongFirst Combat. Ho sperimentato in prima persona la connessione tra i due sistemi, ma non ho mai ricevuto un allenamento formale su tale connessione.

StrongFirst Combat si focalizza sull’interfaccia tra kettlebell e sport da combattimento, mettendo a fuoco i principi che attraversano il confine tra i due. Il corso è per fighter e atleti che cercano di migliorare la loro abilità e la loro capacità in uno sport da combattimento e anche per trainer interessati al progresso dei loro clienti.

Per me è ancora più eccitante che il corso fornisca agli atleti l’opportunità di sviluppare le abilità che tipicamente si acquisiscono attraverso un intenso allenamento nelle arti marziali – risposta rapida, elementi di auto difesa e timing. Fornire queste abilità agli atleti attraverso una strada differente fornisce a coloro che non vogliono combattere o allenarsi come un fighter l’accesso alle competenze che sono importanti per gli atleti in generale, e per tutti nella vita.

Penso che ci sia un fighter in ognuno di noi – quella persona che sa come difendersi e lottare per ciò in cui crede.

COME HO SCOPERTO IL FIGHTER DENTRO ME

Il fighter dentro me è emerso sei mesi dopo essermi trasferita a New York City. Stavo camminando verso casa in una fredda notte d’inverno, quando sono stata attaccata in modo violento da due uomini disarmati. Li ho visti in lontananza seduti sotto la luce fioca del portico. Sebbene percepissi che stesse per accadere qualcosa di non buono, era come se avessi già fatto un passo nella tana del leone.

In preda al terrore, la mia frequenza cardiaca si è innalzata e il mio respiro è accelerato mentre attraversavo la strada nella speranza che non mi avessero notato. Prima di rendermi conto di ciò che stesse accadendo, mi sono ritrovata a terra e venivo presa a calci e picchiata. Mentre trascinavano il mio corpo in un parcheggio vuoto, la gravità della situazione gravava su di me. Ho pensato: “È finita.”

Sono riuscita ad avvolgere il mio braccio intorno a un cartello stradale. Mi ci sono appesa, ho coperto il mio viso e ho gridato più forte che potevo. Dopo quella che è sembrata un’eternità, mi hanno lasciata. Sono corsa a casa in preda alla paura e sentivo il bisogno di ritornare in periferia.

Ma non l’ho fatto. Invece, ho deciso di combattere.

Per mia fortuna, stavo lavorando in una palestra i cui si insegnavano arti marziali, anche se a quel tempo non me ne ero resa conto. Al piano di sopra avevo visto i ragazzi muoversi sul ring. Non ero abbastanza sicura di quello che stavano facendo, ma sapevo che era una qualche forma di combattimento. Ho chiesto a uno di loro, Simon Burgess, per delle lezioni di “autodifesa”.

In maniera graduale ho imparato i movimenti basilari del Muay Thai e ho iniziato a fare pratica con altri ragazzi che si allenavano nell’arte, compreso il fighter professionista Steve Milles. L’allenamento mi ha insegnato come combattere, ma non ho mai visto il combattimento come un modo per far male a qualcuno. Lo percepivo più come una danza o una partita a scacchi tra due persone.

In poco tempo, mi allenavo per la mia prima gara di combattimento – prendendo le abilità che avevo imparato e applicandole in una situazione di stress. Mi sono ritrovata a seguire quella via per quindici anni.

IL CORSO STRONGFIRST COMBAT

Il primo corso StrongFirst Combat è stato insegnato alla mia casa base la Five Points Academy – un’affermata scuola di arti marziali che produce artisti marziali di classe mondiale e professionisti, guidata dal fighter professionista in pensione e team leader SFG Steve Milles. Il corso è stato tenuto da Ronan Katz Senior SFG e capo Kyokushin d’Israele e da Benny Meyer team leader StrongFirst ed esperto della sicurezza Israeliana.

Benny ci ha fatto muovere poco dopo che era iniziata la lezione e ci ha tenuti sempre attivi per tutto il tempo. Io mi sono sempre trovata meglio a imparare attraverso il movimento che attraverso una lezione teorica, quindi la cosa per me ha funzionato.

Io e Steve Milles che eseguiamo lo swing

Una componente chiave del corso sono stati i drill di reazione. Un esempio è un gioco che ricordo di aver fatto come un bambino. Posizionate le mani sulla parte superiore di quelle del vostro partner ed egli cerca di schiaffeggiare le vostre mani mentre voi tentate di spostarle prima di essere colpiti. Benny ci ha fatto eseguire una forma avanzata del gioco aggiungendo un colpetto alla spalla o al piede, esponendoci a molteplici minacce provenienti da diverse angolazioni. Questi giochi sviluppano il tempo di reazione e la coordinazione occhio-mano di un atleta, che sono fondamentali per il successo in una posizione difensiva o offensiva.

Poi siamo stati guidati attraverso i drill che creavano direttamente la connessione tra movimenti con kettlebell e quelli delle arti marziali.

CREARE LA CONNESSIONE

La mia filosofia d’allenamento è sempre stata in relazione alle basi – non si ha bisogno di movimenti fantasiosi per eccellere. Si tratta di padroneggiare le tecniche dei movimenti basilari. Fare ciò, sia nell’allenamento del Muay Thai che in quello con kettlebell, cambia la qualità dell’esecuzione. Potreste entrare in contatto con il vostro pugno o il vostro calcio, ma se non avete imparato la tecnica del movimento, l’impatto di tale connessione sarà molto meno potente. Questo concetto risuona anche con i kettlebell, in particolare, con il metodo StrongFirst.

Considerate un movimento base con i kettlebell – lo swing – e uno degli sport da combattimento – il pugno. Il collegamento tra i due sistemi è più ovvio quando si considerano questi due movimenti. Durante il corso, Benny ha dimostrato ciò dicendoci di eseguire uno swing seguito da un pugno. Mediante questo esercizio, ho potuto percepire la connessione tra la meccanica e la fisica dei due movimenti.

Lo swing con kettlebell è eseguito correttamente “radicando” i piedi al suolo, eseguendo un movimento di hinge a livello delle anche (movimento incernierato sulle anche – NdT), effettuando l’hike del kettlebell indietro tra le gambe (lanciare il kettlebell indietro tra le gambe – NdT) ed estendendo quindi le anche fino a ottenere una posizione neutra per forzare il kettlebell in avanti. In questo caso, la forza esercitata in questo esercizio è diretta in basso verso il suolo, mentre l’energia creata da tale forza è proiettata verso l’esterno in direzione delle braccia. Le anche trasferiscono la forza in energia cinetica, che guida il kettlebell in avanti.

Questi stessi principi si vedono nel Muay Thai. Prendiamo come esempio il cross (diretto incrociato – NdT). Il movimento coinvolge il “radicare” i propri piedi al suolo, esercitare una forza verso il basso, fare perno sul piede posteriore e guidare in avanti l’anca che sta dietro. La forza verso il basso esercitata dal piede radicato al suolo viene trasferita attraverso il movimento dell’anca e convertita in energia che fluisce verso il braccio che colpisce.

Steve Milles, in pantaloncini verdi, dimostra il cross e un esempio perfetto del radicarsi, del guidare dal piede posteriore e di non cadere sull’avversario.

Un’altra connessione: se i vostri piedi non sono fermamente radicati al suolo mentre eseguite uno swing, il kettlebell vi tirerà in avanti. Lo stesso fenomeno può essere osservato quando si tira un pugno da uno stance di posizione d’attacco rilassato. In tale stance, non si sta esercitando alcuna forza verso il basso e quindi non può essere generata alcuna potenza mentre ruotate in avanti e probabilmente cadrete sul vostro avversario.

Anche la parte finale di questi movimenti è simile. Tirare indietro e in basso il kettlebell per lo swing successivo è come tirare indietro il cross verso il vostro stance di partenza.

Per percepire questa connessione, Benny ci ha detto di eseguire una serie di swing seguita da una serie di drill da difesa. Benny ha connesso il movimento anche con delle situazione della vita reale per aiutare quegli atleti che non prendono parte agli sport da combattimento.

Quando si cade in avanti mentre si tira un pugno, non si può evitare la parata. In questo caso, il mio low kick è atterrato sulla coscia del mio avversario dopo che sono caduta in avanti. (Io sono a destra.)

YIN E YANG

Tensione e rilassamento – gli opposti che si equilibrano l’un l’altro – sono l’energia yin e yang di ogni sport professionistico. E questo è il caso di kettlebell e arti marziali. Non si può avere l’uno senza l’altro. Esercitare troppa tensione comporterà di bruciarvi rapidamente. Se siete troppo rilassati, potreste anche semplicemente stare a casa.

Per fluttuare tra lo yin e lo yang durante l’allenamento con kettlebell, dovete “scrollarvi la tensione di dosso” tra ogni serie di swing, clean o squat. Utilizzate la tensione di tutto il corpo per completare questi movimenti in modo sicuro ed efficace e riducete la tensione “scuotendo” il corpo.

Lo stesso delle arti marziali. Ogni volta che tiro una combinazione – come una combo jab, cross, gancio – in seguito devo muovermi per alleviare la tensione nel mio corpo prima di poter eseguire il successivo blocco o attacco. Devo essere sciolta tra le combinazioni in modo che il mio corpo possa rispondere rapidamente al mio avversario.

E non è tutto acceso o tutto spento. La manopola della tensione è condivisa da entrambi i sistemi. Se si esegue lo swing con un kettlebell leggero, si ridurrà la tensione. Con un kettlebell pesante la si aumenterà.

È lo stesso di un combattimento. La vostra manopola della tensione non è sempre a dieci. La riducete per un blocco o una combinazione e dopo l’aumentate per il colpo finale.

CONSAPEVOLEZZA

Verso la fine del corso, Ronen ci ha condotto verso esercizi di respirazione e meditazione. Come si fa a sfruttare la paura e l’ansia che si sentono dentro quando si è in un combattimento? Come si fa a mantenere la calma durante la preparazione per quella grande alzata, per lo snatch test? Nella vita, come si fa a mantenere il controllo e la concentrazione quando si è sopraffatti giorno per giorno dallo stress? Si respira e si mantiene la calma.

Per il segmento della respirazione, Ronen ci ha aiutato ad accedere a tre tipi di respirazione: respirazione diaframmatica, respirazione toracica (petto) e respirazione clavicolare (spalle). Ci ha ordinato di porre le dita su diaframma, petto e clavicole e respirare dentro ogni parte del corpo, percependo ognuna che si espandeva.

Nell’angolo con i miei allenatori Steve Milles e Simon Burgess

Il vostro tipo di respirazione è un indicatore del vostro stato fisico, così come uno strumento che cambia quello stato. La respirazione diaframmatica dovrebbe essere il nostro modo naturale di respirare. Respirare in maniera profonda dentro il diaframma produce un senso di quiete. Mentre si combatte, il corpo tenterà di immettere più aria possibile nei polmoni. Lo fa attraverso veloci, respiri superficiali nel petto. Questo tipo di respirazione superficiale non è sostenibile, quindi una volta che si è all’angolo tra i round, si deve tornare alla respirazione profonda.

Quando si è ansiosi, nel mezzo del caos o di una situazione stressante, il corpo attiverà la modalità combatti o fuggi. La vostra frequenza cardiaca si innalza e il respiro diventa più veloce per forzare a immettere più ossigeno. Proprio come se foste in un combattimento, probabilmente respirerete nel vostro petto.

Ronen ci ha condotto anche attraverso un esercizio di meditazione. La meditazione rafforza la mente. Aiuta a stare presenti anche quando si è a disagio – ci si sente spaventati, sopraffatti o fuori controllo. Sopportare fino in fondo il disagio che scaturisce durante la meditazione costruisce quel muscolo della consapevolezza in modo da poterlo usare nella vita quando ci si confronta con situazioni di difficoltà e di paura.

Ronen ci ha detto di fissare un punto bianco su un focus mitt e quindi di chiudere i nostri occhi, mentre continuiamo a visionare il puntino. Il puntino bianco ci forniva qualcosa su cui concentraci in modo da aiutarci a tenere le nostre menti libere dalle distrazioni.

A questa stessa concentrazione si accede durante un combattimento. Ci si concentra sul proprio avversario e sulla voce del proprio allenatore. Tutto il resto, ogni suono che proviene dalla folla, ogni preoccupazione che si aveva quella mattina, sfuma in lontananza. Si è lì per combattere e tutto il resto diventa irrilevante.

Quando, in quanto fighter, penso all’importanza di stare concentrati, mi ricordo la volta in cui mi sono rotta un braccio. Era il primo round di un combattimento da quattro round. Non sapevo che il mio braccio fosse rotto, sapevo solo di non essere in grado di utilizzarlo senza sentire un dolore incredibile. Tutto ciò che potevo fare era tenerlo sollevato in posizione di guardia per proteggermi il volto e non mostrare al mio avversario che avevo una debolezza. Attraverso la concentrazione mentale, sono stata in grado di combattere tutti e quattro i round e portare a casa una vittoria per la mia palestra.

IL COMBATTENTE EMERGE

Non avevo percezione di me o fiducia in me stessa per lottare per me, fino a quando non sono diventata un fighter. Crescendo avevo un difetto di pronuncia. Così ho evitato di parlare con gli sconosciuti e ho dovuto trovare altri modi per esprimere me stessa. Sono diventata una danzatrice, come un modo per esprimere me stessa attraverso il movimento e sono stata un’atleta per tutta la durata della scuola. Ma nulla mi ha dato la fiducia in me stessa e la percezione di me che ho guadagnato dal combattimento e dall’allenamento per essere un fighter.

Qualcosa è cambiato dopo aver iniziato il Muay Thai. Ero in grado di difendermi. Ho imparato a lasciar andare le piccole cose e le cose che non potevo cambiare. Ho imparato: se stai attraversando l’inferno, continua ad andare avanti. Allo stesso tempo, ho imparato quando combattere e quando lasciar perdere.

Quindici anni fa, quasi lo stesso giorno in cui ero stata aggredita a New York City, mi sono confrontata con un’altra situazione terrificante. Ma questa volta non ero quella timida ragazza del sud. Avevo guadagnato gli attributi di artista marziale.

Erano le 5:00 di una mattina d’Aprile e stavo guidando la mia bici per andare a lavoro. Mentre partivo a un incrocio, ho visto venire verso me un’auto – il conducente era passato col rosso. Immediatamente l’adrenalina era stata rilasciata all’interno del mio corpo e tutto quanto attorno a me andava rallentando. Ho percepito un senso di quiete e accettazione che “era finita.”

Ma poi dentro di me si è acceso un interruttore e ho deciso di combattere.

Il mio cervello ha realizzato rapidamente che la sola opzione che avessi era di assicurarmi di andare sopra l’auto e non sotto. Ho afferrato il cofano dell’auto. La mia bici è stata scagliata in aria e io sono rotolata sopra l’auto – atterrando sui miei piedi dietro essa.

Mi sono tagliata la mano, il mio dito penzolava a metà e il mio corpo era coperto di taglia e lividi. Ma il mio allenamento mi ha permesso di allontanarmi da una situazione che avrebbe ucciso qualcun altro.

Emily Bearden è stata una trainer a New York City per oltre diciassette anni. Ha conseguito il suo BFA in Danza e Coreografia presso l’Università George Mason. Dopo essersi trasferita in città per intraprendere una carriera nella danza, ha iniziato ad allenarsi nel Muay Thai con Steve Milles e Simon Burgess. Emily ha raggiunto diversi titoli regionali e nazionali e ha rappresentato gli Stai Uniti all’International Muay Thai Federation Amateur Championship a Bangkok, Tailandia. Con un record di combattimento di 20-9, Emily si è ritirata (forse) come due volte WKA Professional World Champion pur continuando a lavorare con i compagni di lotta per i loro prossimi incontri. È anche un SFG Level II e un SFL Instructor, che insegna in svariate lezioni di gruppo e sessioni private alla Academy Five Points.