UNA LEZIONE SU LEADERSHIP, SOCIAL MEDIA E “MOMENTI D’INSEGNAMENTO”

Di Brett Jones, Chief SFG

In quanto professionisti nell’era di internet il nostro messaggio può diffondersi lontano ed è necessario che propaghiamo il nostro messaggio bene e in modo corretto. Di recente io e Fabio Zonin abbiamo fatto un passo falso, ma lo abbiamo trasformato in un momento d’insegnamento.

“Non abbiamo scelta sull’opportunità di stare o meno sui social media, la questione è quanto bene lo facciamo”. – Erik Qualman

Come qualcuno che è abbastanza vecchio da ricordare quando non c’era internet e non c’era una cosa chiamata social media (quando volevamo essere sociali, andavamo al centro commerciale), sto costantemente imparando come utilizzare e interagire al meglio sui social media – e non sempre lo faccio bene.

IL PASSO FALSO CHE È DIVENTATO UN MOMENTO D’INSEGNAMENTO

Caso in questione è una recente interazione su Facebook tra me e il Master SFG Fabio Zonin. Fabio è un amico e una persona che stimo enormemente nella comunità StrongFirst. Di recente ha subito un intervento chirurgico alla spalla e stava postando il ritorno a un po’d’allenamento. Ciò mi ha fatto “sollevare un sopracciglio” per la preoccupazione nei confronti di Fabio.

La mia preoccupazione era duplice. La prima preoccupazione era che Fabio poteva star facendo troppo e troppo presto. E in secondo luogo, che gli altri leggendo il suo post e incoraggiandolo potevano non usare il suo esempio nel migliore dei modi. Sono prudente sui social media e cerco sempre di pensare lo scenario peggiore e regolare il mio consiglio per cercare di evitarlo. Sono stato coinvolto in troppe discussioni in cui i dettagli emersi durante il thread hanno reso una pessima idea qualsiasi consiglio precedente. È possibile che la persona in cerca di consigli sull’esercizio in realtà stia sperimentando del dolore. Oppure è possibile che la percezione del consiglio dato non corrisponde alla realtà o all’esperienza dei singoli e viene applicata in modo non corretto. Inutile dire che sono prudente sui social media, perché sono ciechi.

Così ho scelto di postare sul thread di Fabio e ciò ha portato a due cose. Innanzitutto, Fabio ha chiarito il suo piano di riabilitazione post-chirurgico. Come seconda cosa, mi è stato ricordato dal mio buon amico Geoff Neupert che avrei potuto contattare Fabio in modo diretto invece di interrogarlo pubblicamente.

Col senno di poi, so che avrei dovuto contattare Fabio direttamente. Questo avrebbe mostrato rispetto e amicizia e ciò è stata una mia mancanza. Ma abbiamo trasformato la cosa in uno scenario positivo. Dopo aver parlato con Fabio su FaceTime, ci siamo resi conto che questo era un “momento d’insegnamento”. Non solo per me. Ma anche per la comunità StrongFirst.

Anche se sarebbe stato meglio che avessi posto la mia domanda a Fabio in privato, ciò gli ha fornito l’occasione di chiarire e entrare nei dettagli sul suo programma di riabilitazione approvato dal medico. Fabio è una delle persone più intelligenti nel settore con molti anni di esperienza. Egli conosce il suo corpo e sta lavorando con il suo medico. Non sta “facendo i suoi interessi, senza preoccuparsi di ciò che pensano gli altri” e anche se un medico può raccomandare un programma completamente differente per me o voi, Fabio sta seguendo il consiglio che il suo medico ha raccomandato per lui.

Voglio credere che cultura della nostra comunità sia tale che una discussione rispettosa viene accettata e incoraggiata. So che per me l’unica volta in cui è un problema chiedere “perché” è quando non ho un “perché”. Fabio ha un “perché” e non badava alla mia domanda.

In quanto professionisti nell’era di internet il nostro messaggio può diffondersi lontano e come fatto notare nella citazione che apriva quest’articolo abbiamo bisogno di propagare il nostro messaggio bene e in modo corretto.

ALCUNE PAROLE DA PARTE DI FABIO

E per parafrasare Paul Harvey, “Ed ecco il resto della storia…” da parte di Fabio Zonin, Master SFG, SFB, e SFL:

Mi sento umile e onorato di esser parte della leadership di StrongFirst. Sono stato abbastanza fortunato dal viaggiare nel mondo e fare ciò che amo di più: incontrare persone straordinarie, fare nuove amicizie, condividere le mie conoscenze, migliorare me stesso imparando dai migliori nel settore, aiutare le persone a raggiungere i loro obiettivi e dare il mio contributo alla nostra comunità. E potrei aggiungere molto di più.

Ma essere parte della leadership di una scuola di classe mondiale significa anche accettare grandi responsabilità. Quando ho accettato la mia posizione, ho anche accettato che lo scudo della School of Strength fosse stampato in modo indelebile su di me. Quando le persone mi vedono, vedono StrongFirst. Le due entità, Fabio Zonin e

StrongFirst, sono inseparabili. E lo stesso vale per tutti i membri della nostra leadership. Qualunque cosa facciamo, diciamo o postiamo, non siamo solo noi ad agire, parlare, o postare – ma anche StrongFirst. Le nostre vite private sono confinate entro le quattro mura delle nostre case, ma nei luoghi pubblici e sui social media stiamo rappresentando costantemente StrongFirst.

Ispiriamo le persone con le nostre parole e le nostre azioni e molti ci vedono come modelli di comportamento. Abbiamo il potere di aiutare le persone e motivarle fornendo un buon esempio ed essendo sempre i primi a fare ciò che predichiamo. Ma ciò è anche un’arma a doppio taglio. Se facciamo un errore, siamo in grado di consegnare un messaggio non corretto, dare un cattivo esempio a coloro che sono ispirati da noi e mal rappresentare la nostra scuola. Pertanto, è fondamentale che siamo sempre prudenti nelle nostre azioni e pensiamo due volte prima di agire, parlare o postare. Non si tratta di noi, ma di tutti coloro che seguono noi e l’integrità della nostra scuola.

A causa di tutto questo, ho imparato a valutare attentamente le mie azioni o almeno così pensavo. In realtà, ho fatto un errore.

Ho permesso al mio entusiasmo di superare la mia prudenza e ho postato qualcosa che non era un buon esempio. Ero così felice per il mio primo allenamento dopo l’intervento chirurgico che ho postato alcuni video senza pensare che il mio allenamento avrebbe potuto essere visto come “troppo”. Le mie intenzioni erano buone; pensavo di poter essere fonte di ispirazione per chi ha sospeso le sue sessioni d’allenamento per due mesi solo perché ha un’unghia rotta. Ho anche pensato che fosse una buona idea per recapitare il messaggio, “Non importa quante volte cadi, ma quante volte ti risollevi”.

Quello che non ho considerato è che il mio allenamento era quello di una persona che ha un buon controllo del proprio corpo, livelli di forza piuttosto elevati e, soprattutto, l’autorizzazione dal suo medico. Mentre per me pressare un kettlebell da 28kg per 5 ripetizioni è inferiore al 50% dell’1RM e ben al di sotto del 30% del massimo sforzo, quel peso può essere molto impegnativo per altri e sarebbe sicuramente inadeguato una settimana dopo l’intervento chirurgico.

Nelle ore che hanno seguito il mio post, una voce dentro di me ha iniziato a dirmi che forse non era stata una buona idea e quella voce è stata rafforzata dalla saggezza del mio buon amico Geoff Neupert, che stava trascorrendo qualche giorno con me qui in Italia. Prima che potessi intraprendere qualsiasi azione, ho letto il commento di Brett.

Confesso che il mio primo pensiero è stato: “Perché non scrive ciò in un messaggio privato?” Ma è stato solo il mio orgoglio a pronunciare quelle parole, quindi non ho prestato ascolto. Brett non è solo un amico e una persona che possiede la mia più alta ammirazione e il mio massimo rispetto, ma è anche il Chief SFG. Non solo ha il diritto di assicurarsi che tutti i membri della direzione si comportino secondo il nostro codice di condotta, anzi questo è anche il suo dovere.

E Brett ha avuto almeno tre ottime ragioni per commentare pubblicamente il mio post:

1. Era preoccupato per la mia salute e questo è qualcosa che ho apprezzato moltissimo. Avrebbe potuto inviarmi un messaggio privato, ma se si vede un bambino che attraversa una strada trafficata e lo si salva dall’essere investito, chi si cura di come lo si è fatto? In situazioni d’emergenza, si agisce d’impulso e ciò che conta è il risultato finale.

2. Era preoccupato per la nostra comunità e l’impatto che il mio post avrebbe potuto avere su essa.

3. Mi ha dato la possibilità di spiegare pubblicamente il mio “perché” e di trasformare un cattivo esempio in un buon esempio.

Alla fine, il nostro stesso scambio ha fatto nascere un buon esempio su come condurre un thread tra gentiluomini sui social media. Tutto ciò ha fatto di questa esperienza un momento d’insegnamento, per noi due e per la comunità StrongFirst.

CULTURA E COMUNITÀ ALLARGATE

Il dizionario Merriam-Webster definisce una comunità come “un insieme di persone di interessi comuni e soprattutto professionali sparsi attraverso una società più grande”. O semplicemente “un gruppo di persone che hanno gli stessi interessi”.

E il dizionario Merriam-Webster definisce la cultura come “l’insieme di atteggiamenti, valori, obiettivi e pratiche comuni che caratterizza un’istituzione o organizzazione” e come

“l’insieme di valori, convegni o pratiche sociali associati a un particolare campo, attività o caratteristica della società”. O semplicemente “un modo di pensare, di comportarsi o di lavorare che esiste in un luogo o in un’organizzazione”.

La comunità StrongFirst è un gruppo di persone che hanno lo stesso interesse o passione per la forza e la nostra School of Strength. Anche se certamente siamo sparsi attraverso una società più grande e anche se abbiamo iniziato con kettlebell, bilanciere o il nostro proprio peso corporeo, i principi StrongFirst ci hanno fuso assieme per formare una comunità.

La cultura StrongFirst è forse più difficile da definire. Dal momento che siamo sparsi ed è anche possibile che siamo da soli nel luogo in cui viviamo e lavoriamo, può essere più difficile sviluppare “un modo di pensare, di comportarsi o di lavorare che esiste” nella nostra comunità. Questo mette un sacco di pressione su come la “leadership” agisce in occasione di eventi e sui social media. “Essi stanno guardando” è qualcosa che ho detto così spesso ai nostri istruttori. “Essi” vuol dire ognuno con cui interagiamo e queste interazioni sono qualcosa che prendo sul serio.

Ai nostri eventi la gente sente la nostra cultura. I rappresentanti di StrongFirst operano con rispetto all’interno di un’esperienza strutturata. I partecipanti sono spinti a eseguire e imparare e in molti casi vanno via trasformati. Gli istruttori svolgono il ruolo di guida, insegnano e agiscono come esempi non solo delle tecniche, ma anche della cultura. Come Fabio ha riportato, “Lo scudo della School of Strength è stato stampato in modo indelebile su di me”. Ciò è una responsabilità.

All’interno di un format di un social media, la capacità di entrare in contatto è più grande che mai – ma anche più

difficile che mai. Un sorriso o una parola d’incoraggiamento all’interno di un’esperienza di vita possono connettere qualcuno alla nostra cultura più velocemente e con un impatto maggiore rispetto a un tweet o una foto su Instagram. Ma un post maleducato, offensivo o polemico nel contesto di un social media può allontanare più persone rispetto a quanto possiamo mai sapere. È un’ulteriore responsabilità per coloro che stanno nella nostra comunità e può essere una via difficile da percorrere.

La mia speranza per la cultura di StrongFirst è una speranza di rispetto, sostegno e d’incoraggiare l’idea che la forza ha un fine superiore. Come ha detto Michael P. Watson, “Le persone forti non screditano gli altri. Li elevano”.

Io e Fabio abbiamo fatto un piccolo passo falso, ma siamo andati avanti attraverso un’interazione rispettosa e solidale. Non siamo al di sopra dal chiedere e non dovremmo mai preoccuparci di essere interrogati. Fabio ha voluto ispirare e io volevo proteggere. Nel bel mezzo, abbiamo realizzato ciò e fornito un momento d’insegnamento. Non solo per quanto riguarda il recupero dalle difficoltà, ma anche sull’interazione positiva dei social media.

Un ringraziamento speciale a Fabio per la sua parte di quest’articolo. Fabio è un Master SFG, SFB e SFL. È un ex powerlifter, bodybuilder natural e proprietario di centri fitness. È stato il primo italiano a superare la Beast Tamer Challenge ed è stato un Master Teacher per la FIF (Federazione Italiana Fitness) per quasi due decenni (1994-2012). Egli è anche il National Director del Ground Force Method per l’Italia.

Brett Jones è un Certified Athletic Trainer e uno Strength & Conditioning Specialist che risiede a Pittsburgh, PA (Pennsylvania). Il signor Jones possiede una Laurea di carattere Scientifico in Medicina dello Sport presso la High Point University, un Master in Scienze Riabilitative presso la Clarion University of Pennsylvania, ed è un Certified Strength & Conditioning Specialist (CSCS) presso la National Strength & Conditioning Association (NSCA).

Con oltre venti anni d’esperienza, Brett è stato richiesto per la consulenza da parte di squadre e atleti professionisti, e anche a conferire in tutti gli Stati Uniti e a livello internazionale.

Come Preparatore Atletico che è transitato nel settore del fitness, Brett ha insegnato le tecniche e i principi del kettlebell fin dal 2003. Egli ha insegnato per il Functional Movement Systems (FMS) dal 2006 e ha creato una moltitudine di DVD e manuali con il terapista di fama mondiale Gray Cook, inclusa le ampiamente elogiata serie “Secret of…”.

Brett continua a evolvere il suo approccio all’allenamento e all’insegnamento e si appassiona riguardo il miglioramento della qualità dell’insegnamento per il settore del fitness. Egli è disponibile per consulenze e coaching a distanza mediante l’invio di e-mail a appliedstrength@gmail.com.

Seguitelo su Twitter su @BrettEJones.